storie

Famiglia (2 di 3)

[leggi la prima parte del racconto]

Nella saletta per un breve istante si affacciano due donne, che subito indietreggiano.
“Ma che cazz..” dice una delle due.
“Andiamo va, che mi è anche passatala fame.”

Elena, allontanandosi, guarda verso il fondo della sala e, per un attimo, sembra assentarsi da tutto. Vede Carlo e Luz: lui sta sorridendo e d’improvviso le si ripresenta davanti la rabbia, la follia che le avevano offuscato la mente, quando aveva capito di essere stata tradita.
Per molti mesi aveva mentito a se stessa, aveva cercato scuse e giustificazioni per spiegare il suo distacco, l’apatia che lo sorprendeva appena varcava la soglia di casa, i suoi comportamenti insoliti e inediti. Ma lei in quel periodo era stanca, così tanto, che faticava a mettere insieme il puzzle della sua vita e le sembrava di impazzire: il lavoro, la cura delle ragazze, la madre ammalata, le mille incombenze domestiche.
Per salvarsi aveva mentito a se stessa fino all’ultimo.
Non voleva avere fastidi, non voleva avere anche questa grana da risolvere.
Ma le bugie hanno le gambe corte, e a quarant’anni suonati, quasi cinquanta, anche le principesse ingenue come lei prima o poi aprono gli occhi.
E così aveva iniziato a vedere chiaramente che lui brillava quando parlava di quella nuova collega e che tutto ciò che riguardava questa Luz era diventato all’istante importante, urgentissimo, interessantissimo.

Ma la consapevolezza di passare in secondo piano era stata così dolorosa e frustrante che lei per mesi aveva buttato la testa sotto la sabbia. Ma ad un certo punto era inutile raccontarsi bugie: le menzogne di Carlo erano così evidenti e grossolane, che non potevamo che essere smascherate, come le sue cene con i colleghi sospette e quelle chiamate che doveva fare chiuso in bagno o sul balcone e che nessuno doveva sentire

Ma adesso cosa avrebbe fatto?
Aveva iniziato a passare le notti insonni alla ricerca di una soluzione: restava sveglia, andava a vedere le ragazze dormire.. come non fare loro del male rispettando se stessa?
E mentre la rabbia dentro di lei cresceva a dismisura e le provocava enormi chiazze rosse sulla pelle, lei non diceva nulla, non faceva trasparire nessuna emozione.

Carlo continuava a vivere distratto, ombroso e buio con lei, luminoso e vivo con Luz.
Fino a quella mattina d’estate in cui lui se n’era andato, lasciandole una lettera che non aveva nemmeno voluto leggere.

Era finita direttamente nello scarico del water.

Mentre indietreggia nel tentativo di dileguarsi il prima possibile da quella situazione imbarazzante, inciampa nelle All Star di un ragazzo: avrà poco più di vent’anni e gli occhi che brillano di euforia.

Riccardo e Stefano si siedono ad uno dei tre tavolini ancora liberi.
Sembrano due studenti universitari e i loro discorsi sono pieni di entusiasmo: parlano di viaggi, di Erasmus, del loro ultimo esame che stanno preparando, di musica e dei concerti che andranno a vedere insieme.
Elena si sofferma ad osservarli e pensa, un po’ con nostalgia, a quell’incontenibile entusiasmo di chi ha tutta la vita davanti, di quando la tua esistenza è tutta potenza da esprimere. Di quelle settimane in cui, da studentessa, non vedevi l’ora che arrivasse il week end per poter uscire con il tuo fidanzato, ai lunghi preparativi, al tempo da dividere solo in due senza interferenze, distrazioni e preoccupazioni.
Le spalle ancora leggere, la coperta calda e rassicurante del “tranquillo siamo qui noi”,

“Attento che Sofia sta rovesciando l’acqua sul tavolo!”

[Continua]

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