storie

Famiglia (1 di 3)

Via Garibaldi, un tempo Via Dora Grossa, una piccola saletta appartata di un bar.
Una domenica primaverile all’ora di pranzo.
Nello stesso istante, cinque tavoli e quattro diversi modi di essere famiglia.

Il cameriere indica l’ultimo tavolo in fondo alla sala e invita Elena e Luca con le loro due bambine ad accomodarsi. Lei, segnata dalla occhiaie per le notti insonni e la stanchezza cronica, lui con uno strano malessere (nausea, vertigini, influenza?) che da giorni gli incendia lo stomaco.
Sono entrambi increduli per essere riusciti a ritagliarsi un paio d’ore fuori casa: tutto ai loro occhi sembra nuovo e luminoso.
La loro figlia più grande li inonda di parole: è elettrizzata da questo fuori programma, mentre la più piccola si guarda intorno curiosa e cerca di afferrare tutto con le sue manine.
Ad un tratto il suo sguardo incrocia quello di Carlo e, istintivamente, gli sorride.

Anche lui ricambia il sorriso “Ma ciao” – le dice – e in un istante si trova a pensare a come assomiglia a Chiara quando aveva pochi mesi.
Sembrava ieri e invece sono passati sedici anni.
Adesso i suoi occhi grigio azzurri sono freddi e taglienti, da quel giorno in cui lui è andato via di casa.
Che tormento l’ultima notte trascorsa a casa prima di lasciare Elena sua moglie: sapeva che varcando quella soglia, avrebbe perso anche Chiara e Federica: per loro aveva resistito fino ad allora, non poteva pensare che non le avrebbe riviste ogni sera. Ma in quel momento solo Luz riusciva a farlo splendere di nuovo e a strapparlo da quella depressione, nera e feroce, che lo aveva assalito dopo la morte di suo padre.
Luz guarda la bambina e le fa un sorriso un po’ forzato. Lei non ha mai desiderato dei figli e anzi, i bambini non le piacciono proprio. Per questo soffre sapendo che deve spartire Carlo con Chiara e Federica. Se sul suo corpo ha il controllo perfetto, sa che nel suo cuore resterà sempre un passo indietro. E quel suo sorriso, inatteso, istintivo, esplosivo, ne è una conferma.
“Per me un’insalata grazie” – dice al cameriere che è arrivato a prendere le ordinazioni.

[… continua]

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