Questa notte sei venuto a farmi visita.
Avevi l’aspetto di un bambino chiassoso e monello che indossava una maglietta rossa. Eri alto, proprio come un adulto, ma le tue movenze e i tuoi scherzi erano quelli di un bimbetto dispettoso.
Ti nascondevi dietro il televisore del salotto di mia madre e aspettavi che passasse qualcuno.
Poi, all’improvviso, sbucavi fuori e facevi Bù!
Volevi spaventarmi o forse cercavi solo un modo per non sembrare invisibile?
Io, seduta in poltrona, leggevo un libro e ti guardavo, stupita e divertita.
Non avevo paura del tuo Bù: provavo divertimento e tenerezza per questo tuo buffo modo di comunicare.
Sullo sfondo, il via vai di mia mamma e mia sorella che sembravano non vederti e continuavano a spostare oggetti da una stanza all’altra.
Dalla mia borsa ho estratto un foglio bianco: ho compilato un modulo per la scuola che mi chiedeva di indicare il nome di una persona con cui avrei voluto trascorrere l’ultimo giorno di scuola. Ho scritto il tuo nome (anche se ora non lo ricordo), in stampatello maiuscolo, il cuore che mi batteva ad ogni lettera tracciata.
Ho anche fatto un disegno per te, un angelo con ali bianche e azzurre.
Riguardando il disegno, ho notato come questa creatura celeste assomigliasse decisamente a HughGrant: oddio forse nelle scorse sere ho esagerato a guardare film sentimentali e romantici conHugh?
Ma d’altronde come si fa a non sognare con lui, l’incarnazione dell’imperfezione dell’amore che arriva in modo goffo e ti cambia la vita?
Avevi forse anche tu quegli stessi occhi blu e un ciuffo voluminoso e ondeggiante?

Adesso, che il mattino avanza, questo e molto altro non ricordo più.
I sogni, che mi hanno tenuta sveglia questa notte, facendomi risvegliare più volte per la loro intensità, adesso stanno sbiadendo e scomparendo come frame di un film in bianco e nero. Sono solo più flebili fotogrammi di un racconto che la mente sta archiviando come poco importante.
Eppure tu, questa notte eri così vivo: il tuo sorriso che mi riscaldava il cuore, la tua risata che mi donava allegria, la tua maglietta rossa e il tuo improvviso Bù!
Per tutto il giorno non ti ho più pensato: troppe erano le cose da allineare e incastrare, troppi gli incarichi da svolgere e le maschere da indossare.
Solamente in serata, mentre stavo rientrando dal lavoro, nell’abitacolo dell’auto le note di Paradise city dei Guns ’n Roses, la testa piena di promemoria per il giorno dopo e l’ansia del “checosasimangia stasera”, ho avuto un flash e mi sono ricordata di te.
Tu sei Erik , il mio amico immaginario d’infanzia.
Erano almeno tre decenni e mezzo che non ci rivedevamo e stanotte tu sei tornato a cercarmi!
Insieme abbiamo trascorso intere giornate d’estate, impastando torte al fango nel nostro ristorante, scrivendo e creando alla redazione del nostro giornale, risolvendo i misteri delle tre ragazze magiche. Siamo anche stati al mare insieme la prima volta, in Liguria: eri seduto accanto a me sulla112 rossa di mio padre.
Era il 1987.
Per tanti anni tu sei stato lì con me a farmi ridere ogni giorno, cancellando l’ansia che quotidianamente bussava alla mia porta.
A volte mi facevi trovare una farfalla o una cavalletta da inseguire, altre eri una calda coperta che mi proteggeva dal caos della vita degli adulti.
Sei sempre stato al mio fianco anche quando precipitavo, all’improvviso, nell’abisso della mia anima da sempre inquieta.
I tuoi occhi blu e il tuo ciuffo ondeggiante conoscono tutti miei segreti e sanno veramente chi sono.
Sanno vedere e accogliere la vera me, quella che, nell’età adulta, si è smarrita sempre di più, schiacciata dai doveri e dalle ansie quotidiane della vita adulta.
Quella che ha iniziato a recitare, indossando uno scomodo abito grigio di mediocrità, per evitare quel senso costante di solitudine e stramberia.
È stato così che ti ho perso; ma stanotte tu sei tornato e finalmente sono riuscita a vederti di nuovo con quegli occhi di bambina.
Sei qui per riportarmi alla mia vera casa.
Take me down in Paradise City/
when the grass is green/and the girls are pretty/
I want you please take me home.
È di nuovo sera: tutto tace in casa e finalmente le luci si spengono.
Io non vedo l’ora di incontrarti di nuovo nei miei sogni, alzarmi da quella poltrona, poterti riabbracciare e iniziare a ridere follemente ad ogni tuo Bu’!
